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mercoledì 7 marzo 2012

La ricchezza può aumentare la felicità?

di Claudio Leuzzi

Le scienze che studiano l’economia, a volte sembrano molto utili, a volte molto inutili: si studiano le teorie dei giochi, i colli di bottiglia, la micro e la macro economia, si studiano i comportamenti dei consumatori e dei venditori, e così via; ma si studia poco la felicità.

Cos’è la felicità se non uno stato d’animo? Può un oggetto, di per se, darmi gioia? Oppure è l’uso dell’oggetto a darmi gioia? La stessa pietanza può sembrare più o meno buona in base al mio stato d’animo?
Alcuni studiosi di economia moderna si sono fatti queste domande e hanno dato la loro interpretazione sul rapporto tra ricchezza e felicità.
Nello specifico, nel 1974 l'economista e demografo Easterlin scoprì che, ad aumenti di reddito, sia a livello individuale che nazionale, non corrispondono proporzionali incrementi del benessere soggettivo o meglio della felicità. Infatti, formulò quello che viene definito "Paradosso di Easterlin " o "Paradosso della felicità": si intende come tale, l'inesistente o molto piccola correlazione tra reddito e benessere delle persone, o tra benessere economico e benessere generale.
Con queste basi si sono succeduti altri economisti che hanno formulato altre teorie, interrogandosi approfonditamente su che cosa rende le persone "felici". Alcuni di essi hanno identificato questo aspetto con la crescita del prodotto nazionale lordo o con l'aumento dei redditi individuali.
Ma come può essere considerato il PIL un "buon indicatore" del livello di benessere raggiunto in un Paese?
Una possibile risposta a questo quesito è data dal discorso di Robert F. Kennedy (fratello del più popolare JFK), tenuto il 18 marzo 1968 alla Kansas University, che recita:
Il PIL comprende l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le autostrade dalle carneficine. Comprende serrature speciali per le nostre porte e prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende la distruzione delle sequoie e la scomparsa delle nostre bellezze naturali nella espansione urbanistica incontrollata. Comprende il napalm e le testate nucleari e le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane. Comprende il fucile di Whitman e il coltello di Speck, ed i programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli ai nostri bambini. Eppure il PIL non tiene conto della salute dei nostri ragazzi, la qualità della loro educazione e l'allegria dei loro giochi. Non include la bellezza delle nostre poesie e la solidità dei nostri matrimoni, l'acume dei nostri dibattiti politici o l'integrità dei nostri funzionari pubblici. Non misura né il nostro ingegno né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione ne la devozione per la nostra nazione. Misura tutto, in poche parole, eccetto quello che rende la vita degna di essere vissuta. Ci dice tutto sull'America, eccetto il motivo per cui siamo orgogliosi di essere americani”.

3 commenti:

Anna Colasanto ha detto...

Tutti bravi a parlare e scrivere quando i soldi si anno....

Giorgio Strada ha detto...

Mi sembrate un pò più banali del vostro solito stile, fatto di commenti puntuali e scientificamente ineccepibili. Che significa questo post?? Che senso ha far parlare un riccone come kennedy che la povertà non l' ha mai vista?!

Peter Parker ha detto...

Il PIL è una convenzione ed è antistorico in questo momento. Tanto è vero che l' Italia è il paese con la ricchezza privata più importantein europa, pur non essendo tra i paesi con il pil più alto....Forse per la felicità servono altri indicatori, ma se il Pil(u) è quello di Cetto Laqualunque se ne può parlare....